domenica 8 gennaio 2012

Inculturazione filosofica nel cristianesimo.

Inculturazione filosofica nel cristianesimo.
I pensatori cristiani incontrando la cultura greca si impossessarono di concetti propri di questa innestandoli nel messaggio evangelico. Non si trattò di un tradimento delle dottrine cristiane ma di veicolare le stesse attraverso il linguaggio culturale dell’epoca e del luogo ove il  messaggio cristiano andava diffondendosi. Questa fu un’opera grandiosa di inculturazione che svicolò il cristianesimo dal linguaggio semitico per infonderlo in un linguaggio nuovo: quello filosofico. Certo tale operazione ebbe un costo, forse grave ma necessario: abbandonare la terminologia semitica e biblica per una più tecnica e raffinata, quella della filosofia; ciò non significò abbandonare le categorie bibliche ma semplicemente ripensarle in un linguaggio nuovo e più corrispondente alla mentalità ellenistica.
Alcuni passaggi illustreranno quanto affermato, soffermandoci su alcune categorie filosofiche entrate nel pensiero cristiano, si tratta dei concetti di pneuma, agennetos, sostanza, persona, ipostasi, essenza.
L’evangelo di Giovanni riporta una frase lapidaria: “Spiritus est Deus”  (πυεύμα ό Θεός: Gv 4,24). È ovvio che non sarebbe bastata questa semplice citazione a  far entrare il termine Pneuma nelle discussioni teologiche se non ci fosse già stata una base culturale a fornire ad esso tanta importanza. Pneuma da tempo, nello stoicismo, designava la divinità. Questa coincidenza tra Scrittura e filosofia greca diede il via ad una massiccia penetrazione del termine Pneuma negli scritti cristiani. Ma è altrettanto ovvio che tale termine non poteva confluire nel pensiero cristiano così come lo concepivano gli stoici. Scrittori cristiani quali Taziano, Atenagora, Teofilo di Antiochia, si affannarono a precisare che lo Pneuma divino non è materiale e non è diffuso nell’universo come quello stoico. Ma il materialismo non era l’unico equivoco a cui questo termine poteva soggiacere: altro pericolo era l’errore monarchiano. Costoro facevano leva sull’univocità dello Pneuma per affermare l’esistenza di un solo Spirito da cui passavano ad affermare un solo Dio e una sola Persona (mentre noi crediamo Dio una sola sostanza e tre persone: la Trinità ). Con questo si toglieva quel certo margine di indeterminazione che permetteva di distinguere all’interno della nozione di Pneuma le tre Persone divine. ma fu grazie a questi equivoci (chiamati anche polemicamente eresie) che la comprensione teologica poté proseguire configurando meglio la persona dello Spirito Santo. Fu così che per ovviare all’equivoco monarchi ano Tertulliano ed Ippolito ripensarono il concetto di Pneuma. Essi teorizzano un’applicazione articolata del termine secondo la quale Spiritus da solo designa la natura divina, Spiritus Dei denota il Verbo e Spiritus Sanctus denota la terza persona divina. Si trattava di una soluzione di compromesso ma che permise di tralasciare pericolose concezioni quali l’identificazione di Spiritus con il Verbo e con l’unicità di Dio. Ora il termine, così purificato, era pronto per designare la natura divina e la Terza Persona della Trinità.
Esito diverso ebbe il termine agennetos. Tale vocabolo era usato per indicare la trascendenza di Dio rispetto al creato; esso significava “non fatto”, “increato”. Il cristianesimo lo userà per evidenziare il carattere personale di Dio. Fu con l’eresia ariana che questo concetto scatenerà furiose dispute. Con questo termine gli ariani contestavano la divinità del Logos, del Verbo, ossia del Figlio. Essi argomentavano: se caratteristica di Dio è di essere agennetos, il Verbo, il quale è generato dal Padre, non è Dio. La crisi ariana fu superata ma il termine agennetos fu progressivamente abbandonato perché ritenuto pericoloso per la sua equivocità. La teologia e la filosofia occidentali lo hanno sostituito con absolutus che ne è l’equivalente, anche se più astratto e meno suggestivo.
 Un veloce accenno alle due coppie di termini sostanza-persona da una parte ed essenza-ipostasi dall’altra, mostra ulteriormente il lavoro di purificazione dei termini filosofici greci operato dai pensatori cristiani. Tertulliano aveva già definito una formula trinitaria: una sostanza e tre persone. Questa formula circolava anche in ambienti greci nella versione: una ipostasi e tre prosopa. La differenza terminologica tra l’occidente e l’oriente cristiano ingenerò per decenni dispute teologiche e reciproci sospetti di eresia. I greci infatti usavano i termin i ousia e ipostasi, formula che esclude il concetto di persona e adotta, per indicare la pluralità divina proprio il termine che i latini impiegavano per indicare l’unità divina. Anselmo scriverà: “I latini proclamano che bisogna credere in tre Persone e in una sola sostanza, mentre i greci confessano tre sostanze in una persona”. (in realtà i greci parlano di essenza e non di persona ma il risultato è lo stesso). Agostino  di Ippona aveva intuito tale equivoco e nel De Trinitate scrisse: “I nostri amici greci hanno parlato di una essenza e di tre sostanze e i latini di una essenza e tre persone”. Semplificando si può dire che per  i latini Dio è un oggetto e tre soggetti; per i greci è un Essere oggettivo in tre oggetti di rappresentazione. Dio è un oggetto in se stesso e tre oggetti per se stesso. si ha prevalenza di oggettività nella concezione trinitaria greca, prevalenza di soggettività in quella latina.
Concludendo, si può dire che il compito che spettava ai pensatori cristiani di primi secoli era di presentare il Dio ignoto della rivelazione cristiana in modo da soddisfare l’esigenza di intelligibilità dello spirito greco, ossia incarnare l’idea di Dio nei concetti e nelle parole umane.

2 commenti:

  1. ..la differenza del concetto di trinità diventa sempre più difficile da capire tra il punto di vista dai latini e dai greci... Ora capisco perchè è stato soggetto di secoli di infrutuosi e interminabili discussioni, di reciproche sconfessioni... . Oserei dire che è ancora oggi oggetto di equivoco...e poi mi domando se ai giorni d'oggi possiamo distinguere se è avvenuto la cristinaizzazione del ellenismo, oppure ellenizzazione del cristianesimo?

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    1. Cara Christine, mi ha fatto estrmamente piacere ricevere il tuo commento e approfitto per invitarti a lasciarne altri, se vuoi. Hai ragione nel dire che la dottrina sulla Trinità è difficile da capire e il fatto che sia stata spiegata con categorie filosofiche lontane da noi secoli certo non aiuta. La compenetrazione tra filosofia greca e cristianesimo non sempre è stata pacifica e facile: essa ha dato origine a numerose eresie e lotte tra fazioni. Oggi questo problema è meno sentito perchè l'uomo moderno ragiona con altre categorie (più pragmatiche e meno spirituali) ma la Trinità resta uno dei cardini del cristianesimo. Il fatto che se ne parli poco dimostra l'imbarazzo a rendere tale dottrina comprensibile per l'uomo di oggi.
      Proverò a scrivere un altro articolo su come inculturare la Trinità nel mondo odierno.

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